Pensioni Militari SUPU: Sparò ad un carabiniere. “Deve andare in comunità”

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Sparò ad un carabiniere. “Deve andare in comunità”

Miguel Rivas doveva essere curato. E’ quanto scrive Nicoletta Gigli in un articolo per il Messaggero. Lo testimoniano i referti del ricovero ospedaliero e quelli del Sert abruzzese che lo aveva in carico. Lui, che in una torrida mattina dl luglio ha aperto il fuoco ferendo il carabiniere Mario Palleschi e provocando lesioni ai poliziotti che tentavano di tenerlo a bada, è ancora in cella a Sabbione con le accuse dl tentato omicidio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali nei confronti del sei uomini in divisa rimasti feriti durante il far west in via Curio Dentato. Il suo legale, Gianluca Muli, ha messo insieme tutte le carte che ricostruiscono la sua storia clinica e che ora sono fondamentali per il ricorso che nelle prossime ore sarà depositato sul tavolo del gip, Margherita Amodeo. “Chiederò una misura alternativa il mio assistito ha il diritto dl scontare domiciliari in una comunità terapeutica e di essere valutato per accertare le sue condizioni psicologiche” dice l’avvocato Muzi.

Le carte messe insieme dal legale testimoniano che il domenicano, in possesso della cittadinanza italiana e in regola con i documenti, ha alle spalle una storia dl tossicodipendenza lunga 10 anni. Una storia dl dipendenza certificata da una diagnosi di “disturbo psicotico da trattare necessariamente con terapia a base farmacologica e con psicoterapia da svolgere presso strutture specializzate”.

La sera prima della sparatoria andata in scena in via Curio Dentato, a casa di Miguel era arrivata l’ambulanza del 118. A chiedere l’intervento sanitario era stata la compagna, terrorizzata per i suoi atteggiamenti fuori controllo.

L’ambulanza però se ne andrà via perché lui rifiuterà qualsiasi tipo di cura. Quella notte la compagna del dominicano l’ha passata con il figlio in tenera età dentro una camera chiusa a chiave. La mattina seguente lui perderà il controllo solo perché una pattuglia della Volante gli chiede i documenti.

In quei 15 minuti di terrore il dominicano si impossessa della pistola dl un poliziotto e spara 5 colpi, ferendo il carabiniere ai piedi.

Ed è un miracolo se il far west non lascerà esiti drammatici visto che quella pistola aveva ancora dieci colpi. “E’ ancora da chiarire come quella pistola sia finita in mano a lui ed è una fortuna che siano riusciti a togliergliela in tempo” si limita a dire il suo legale.

La certezza è che quell’arma caduta sull’asfalto mentre sei uomini delle forze dell’ordine tentavano di bloccare la furia dì un malato psichiatrico imbottito di un mix di cocaina, anfetamine e cannabinoidi, è stata impugnata da Miguel con l’unica mano libera. Un miracolo che quei cinque
colpi sparati a caso non abbiano provocato una strage.

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