Una recente e significativa pronuncia del TAR del Lazio di settembre 2025, ottenuta grazie al lavoro dell’Avvocato Patrizia Pino, ha consolidato un principio fondamentale in materia di accesso agli atti previdenziali, stabilendo con chiarezza che il pensionato vanta un interesse qualificato, diretto, attuale e concreto all’ostensione della documentazione relativa al calcolo della propria pensione.
La decisione rappresenta un importante precedente giurisprudenziale che rafforza la posizione del cittadino nei rapporti con l’amministrazione previdenziale, confermando che il diritto di accesso documentale costituisce strumento essenziale per la verifica della correttezza dell’operato dell’ente nella determinazione del trattamento pensionistico. Il Tribunale ha riconosciuto che l’interesse del pensionato alla conoscenza degli atti di calcolo della propria prestazione presenta tutti i requisiti richiesti dalla normativa vigente: la diretta correlazione con la sfera individuale del richiedente, la concretezza dell’esigenza conoscitiva finalizzata alla tutela dei propri diritti, e l’attualità dell’interesse in quanto il soggetto è già percettore della pensione.
La condanna dell’amministrazione rappresenta il naturale corollario dell’accertamento dell’illegittimità del diniego opposto all’istanza di accesso. Come stabilito dalla giurisprudenza amministrativa più recente, “il silenzio-rigetto formatosi sull’istanza di accesso presentata dal pensionato è illegittimo e deve essere annullato, con conseguente ordine all’amministrazione di esibire la documentazione richiesta entro il termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza”.
La decisione assume particolare rilevanza anche sotto il profilo della trasparenza amministrativa, principio che l’art. 22, comma 2, della legge n. 241 del 1990 come “principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza”. Il riconoscimento del diritto del pensionato ad accedere alla documentazione di calcolo della propria prestazione si pone infatti in perfetta sintonia con l’esigenza di garantire la massima trasparenza nell’operato degli enti previdenziali, consentendo al cittadino di verificare la correttezza delle determinazioni che incidono direttamente sulla sua sfera patrimoniale.
Il precedente stabilito dalla sentenza dell’Avvocato Pino rappresenta dunque un importante strumento di tutela per tutti i pensionati che intendano verificare la correttezza del calcolo della propria prestazione, confermando che il diritto di accesso documentale in materia previdenziale costituisce garanzia fondamentale per l’effettività della tutela dei diritti del cittadino nei rapporti con l’amministrazione pubblica.