Ricorso Corte Europea!Nota di Servizio



(Next News) »



Related News

SUPU: Gent.li Soci, si avvisa che tutto il personale militare riformato, anche a seguito di patologie non dipendenti da causa di servizio, che abbia maturato il trattamento pensionistico in regime misto o contributivo (escluso il retributivo), ha diritto a percepire inil diritto alla maggiorazione della pensione in ragione dell’applicazione dell’art. 3, comma 7 D. Lgs 165/1997, indipendentemente dal raggiungimento dei limiti di età. Questo diritto è stato peraltro riconosciuto dalla recentissima sent. N. 27/2017 della Corte dei Conti Regione Abruzzo divenuta definitiva. La Corte dei Conti della Regione Abruzzo, che in tal senso si era già espressa nel 2012, ha ribadito che il personale militare escluso dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria, poichè collocato in quiescenza per riforma prima di aver raggiunto i requisiti di età richiesti per poter usufruire dell’ausiliaria, ha comunque diritto al beneficio compensativo di cui all’art. 3,comma 7, del D. Lgs. 165/1997, che prevede: “il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione“. Per ulteriori informazioni contattare il numero 346 5129456 inviare un email al avvpatriziapino196@gmail.com

Correlati

  • SUPU: ALLA MANIFESTAZIONE NIENTE GOLPE,MA SOLO UNA VACANZA ROMANA E BELLA MUSICA ,NON CE NE ANDIAMO DA MONTECITORIO SE GLI ABUSIVI NON LASCERANNO IL PARLAMENTO CON LE DIMISSIONI.
  • SUPU: C’E’ STATO UN TENTATIVO DI EMARGINARE I CARABINIERI CARO MINNITI,DOVRAI FARE I CONTI CON 200 ANNI DI STORIA
  • SUPU: Antonio Pappalardo e Francesco Patrizi “IL GENERALE RIVOLUZIONARIO CHE FA SOGNARE”
  • Pensioni Militari Supu: Attenti a quei due n.62,organo d’informazione Comparto Sicurezza e Difesa.
  • PENSIONI MILITARI SUPU: AVVOCATO MILITARE GUARDIA DI FINANZA: IL DIRITTO AL RIPOSO COMPENSATIVO E’ IRRINUNCIABILE, A PRESCINDERE DALLA DOMANDA
  • Pensioni Militari Supu: LA VERA EMERGENZA Polizia e militari ridotti alla fame dal governo: “Senza soldi, ci vestiamo con le divise di chi va in pensione”
  • PENSIONI MILITARI SUPU:DICHIARAZIONI A FAVORE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
  • Pensioni Militari Supu: Migranti Frontex. Il trattato non e’ stato ratificato,per due anni il provvedimento e’ stato nascosto al parlamento degli abusivi.Di Maio invece di andare in televisione a dire c…, controllasse meglio i suoi colleghi abusivi.
  • 5 Comments to Ricorso Corte Europea!Nota di Servizio

    1. raffaele ha detto:

      Buonasera sono un carabiniere ausiliario in congedo con tre anni di servizio che ha aderito al ricorso.Volevo gentilmente sapere se il ricorso è partito e quante persone hanno partecipato.Penso che questa volta ce la facciamo.
      saluti raffaele
      Caro Raffaele,rivolgiti all’Avv. Filomena Falsetta.
      G.Pino

    2. raffaele ha detto:

      I formulari di ricorso alla
      CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

      INFORMAZIONI PER LA COMPILAZIONE DEI RICORSI ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO A STRASBURGO

      Altri Formulari

      All’accertamento delle violazioni alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, commesse dagli Stati, presiede la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

      Il Protocollo n. 11 firmato a Strasburgo l’11.5.1994, aggiuntivo alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo del 4.11.1950, prevede una radicale riforma della procedura contenziosa davanti agli organi giurisdizionali del Consiglio d’Europa, con la soppressione della Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo e con la facoltà del ricorso individuale diretto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Tale riforma è entrata in vigore il primo novembre 1998(novantotto). Con la nuova procedura il ricorso individuale (scritto in lingua italiana) deve essere inviato per posta raccomandata al seguente INDIRIZZO: CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO presso il Consiglio d’Europa, 67075- STRASBOURG-CEDEX – FRANCIA. (telefono 0033388 412018, telefax 0033388 412730, sito INTERNET http://www.echr.coe.in ).

      Il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo può essere presentato da una persona fisica o giuridica che sia stata parte (attrice o convenuta o imputata) in una controversia davanti ai giudici nazionali (civili, penali o amministrativi) e solo dopo che siano esauriti tutti i possibili rimedi giurisdizionali davanti agli stessi giudici nazionali, cioè di regola fino alla sentenza definitiva in Cassazione e, comunque, non oltre il termine perentorio di sei mesi, a decorrere dalla data di pubblicazione di tale sentenza.

      Nel ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo vanno indicate le norme della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo del 4.11.1950 che si pretendono violate da parte dello Stato italiano, poiché solo quest’ultimo assume il ruolo di controparte nella procedura europea, anche se davanti ai giudici nazionali la causa si era celebrata in contraddittorio con altri soggetti privati o pubblici.

      Il ricorso non va notificato allo Stato italiano poiché a ciò provvederà la cancelleria della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che indicherà al ricorrente le successive regole di procedura, fissando i termini per l’invio di ulteriori memorie difensive scritte.

      Tutti i rapporti con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avvengono in via epistolare e la procedura è totalmente gratuita, anche in caso di rigetto del ricorso. Nella prima fase della procedura non è necessaria l’assistenza di un avvocato, ma soltanto nella fase successiva alla declaratoria di ricevibilità del ricorso. Di regola la ricevibilità del ricorso viene dichiarata in modo definitivo da un Comitato formato da tre giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. In difetto di tale preliminare pronuncia, la ricevibilità del ricorso , come anche la decisione di merito viene adottata da una singola Camera formata da sette giudici .

      La trattazione orale si svolge in un unica pubblica udienza, che però è fissata a discrezione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, salvo che una delle parti ne faccia espressa richiesta; tale richiesta potrebbe, però, essere disattesa se la stessa Corte ritenesse sufficienti le difese scritte.

      A certe condizioni il ricorso può essere deciso da una Grande Camera formata da diciassette giudici.

      Se il caso, per la sua originalità presenta “gravi questioni” circa l’interpretazione della Convenzione, oppure per evitare possibili contrasti di giurisprudenza, la singola Camera può deferire immediatamente l’esame del caso alla Grande Camera . Di regola le sentenze emesse dalla singola Camera sono definitive a meno che una delle parti non richieda entro i tre mesi successivi il riesame da parte della Grande Camera, deducendo che il caso per la sua originalità presenta gravi questioni circa l’interpretazione della Convenzione, oppure di carattere generale. A fronte di tale richiesta un collegio ristretto di cinque giudici della Grande Camera valuta l’ammissibilità dell’istanza di riesame.

      Le lingue ufficiali della procedura davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sono il francese e l’inglese, ma il ricorrente può essere autorizzato a far uso della propria lingua nazionale negli scritti difensivi, ottenendo -senza alcun suo onere- la traduzione degli scritti avversari. In udienza davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è garantita la traduzione simultanea dell’arringa del difensore del ricorrente che facesse uso della propria lingua nazionale, ma egli deve essere in grado di conoscere almeno una delle due lingue ufficiali usate nel dibattimento (francese ed inglese).

      Al termine della procedura la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo emette una condanna, a carico dello Stato responsabile della violazione dei diritti dell’uomo ed a beneficio del cittadino-vittima, a titolo di risarcimento di quei danni che non siano stati riconosciuti in base alla sentenza emessa dai giudici nazionali. Ad esempio, entro tre mesi dalla condanna emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il Governo italiano provvede al pagamento, a mezzo bonifico bancario sul conto corrente del cittadino.

      Per agevolare la presentazione dei ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, pubblichiamo, pertanto, i vari formulari di ricorso per denunciare la violazione di altri diritti garantiti dalla stessa Convenzione e dai Protocolli aggiuntivi.

      Ricordando che la Repubblica Italiana deve rendere conto dell’applicazione delle norme della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo anche agli altri 14 paesi membri dell’Unione Europea (Germania, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Grecia, Spagna, Portogallo, Svezia, Finlandia, Austria), con riferimento all’art. F.2 (delle disposizioni comuni) del Trattato sull’Unione Europea (firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992) ed agli artt. 6 e 7 nel testo consolidato del Trattato sull’Unione Europea (firmato ad Amsterdam il 7 ottobre 1997), pubblichiamo anche un formulario di denuncia dell’eccessiva durata dei processi in Italia, indirizzata alla Commissione delle Comunità Europee, per l’avvio di una procedura a carico dello Stato Italiano davanti alla CORTE DI GIUSTIZIA DELLE COMUNITA’ EUROPEE e/o davanti al CONSIGLIO EUROPEO dell’Unione Europea.

    3. raffaele ha detto:

      I. STORIA [Menu]

      A. La Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950

      1. La Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali è stata elaborata nell’ambito del Consiglio d’Europa. Aperta alla firma a Roma il 4 novembre 1950, è entrata in vigore nel settembre del 1953. Nelle intenzioni dei suoi autori, si trattava di adottare le prime misure atte ad assicurare la garanzia collettiva di alcuni dei diritti previsti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948.

      2. La Convenzione da una parte enunciava una serie di diritti e libertà civili e politici e d’altra parte istituiva un sistema destinato a garantire il rispetto da parte degli Stati contraenti degli obblighi da essi assunti. Tre istituzioni condividevano la responsabilità di siffatto controllo: la Commissione europea dei Diritti dell’Uomo (istituita nel 1954), la Corte europea dei Diritti dell’Uomo (istituita nel 1959) e il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, composto dai ministri degli affari esteri degli Stati membri o dai loro rappresentanti.

      3. Secondo la Convenzione del 1950, gli Stati contraenti e, nel caso in cui questi ultimi avessero accettato il diritto di ricorso individuale i ricorrenti individuali (individui, gruppi di individui o organizzazioni non governative), potevano inoltrare alla Commissione ricorsi contro gli Stati contraenti considerati responsabili di aver violato i diritti garantiti dalla Convenzione.

      I ricorsi erano oggetto innanzitutto di un esame preliminare da parte della Commissione, che si pronunciava sulla loro ammissibilità (o ricevibilità), mettendosi in seguito a disposizione delle parti per tentare di ottenere una composizione amichevole. In caso di esito negativo, la Commissione redigeva un rapporto con cui accertava i fatti e esprimeva un parere sul merito del caso. Tale rapporto era trasmesso al Comitato dei Ministri.

      4. Nel caso in cui lo Stato convenuto avesse accettato la giurisdizione obbligatoria della Corte, la Commissione e qualunque Stato contraente interessato disponevano di un termine di tre mesi, decorrente dalla trasmissione del rapporto al Comitato dei Ministri, per portare il caso innanzi alla Corte affinché questa si pronunciasse con una decisione definitiva e vincolante. Gli individui non erano legittimati ad adire la Corte.

      Se un caso non veniva deferito alla Corte, il Comitato dei Ministri decideva se vi era stata o meno violazione della Convenzione e accordava alla vittima, se del caso, un’equa soddisfazione. Esso era parimenti responsabile della sorveglianza dell’esecuzione delle sentenze della Corte.

      B. Evoluzione successiva

      5. A partire dall’entrata in vigore della Convenzione sono stati adottati dodici protocolli aggiuntivi. I Protocolli n° 1, 4, 6 e 7 hanno aggiunto altri diritti e libertà a quelli già garantiti dalla Convenzione. Il Protocollo n° 2 ha conferito alla Corte il potere di dare pareri consultivi. Il Protocollo n° 9 ha introdotto per i ricorrenti individuali la possibilità di portare il loro caso di fronte alla Corte, a condizione che detto strumento fosse stato ratificato dallo Stato convenuto e che il ricorso fosse accettato da un comitato di filtraggio. Il Protocollo n° 11 ha ristrutturato il meccanismo di controllo (v. infra). Gli altri protocolli riguardavano l’organizzazione delle istituzioni predisposte dalla Convenzione e la procedura innanzi ad esse.

      6. A partire dal 1980, il crescente aumento del numero di casi portati innanzi agli organi della Convenzione rese sempre più arduo il compito di mantenere la durata delle procedure entro limiti accettabili. Il problema si aggravó con l’adesione di nuovi Stati contraenti a partire dal 1990. Laddove nel 1981 la Commissione aveva iscritto a ruolo 404 casi, essa ne registrava 4750 nel 1997. D’altra parte, il numero di dossier provvisori o non registrati aperti dalla Commissione nel corso dello stesso anno 1997 era salito a più di 12.000. Le cifre relative alla Corte riflettevano una situazione analoga : 7 casi deferiti nel 1981, 119 nel 1997.

      Questo carico di lavoro crescente dette luogo ad un lungo dibattito sulla necessità di riformare il meccanismo di controllo creato dalla Convenzione, culminato nell’adozione del Protocollo n. 11 alla Convenzione. Lo scopo era di semplificare la struttura al fine di abbreviare la durata delle procedure e di rafforzare al tempo stesso il carattere giudiziario del sistema, rendendolo completamente obbligatorio e abolendo il ruolo decisorio del Comitato dei Ministri (vedere qui di seguito).

      Entrato in vigore il 1° novembre 1998, questo Protocollo prevedeva un periodo transitorio di un anno (fino al 31 ottobre 1999), durante il quale la Commissione doveva continuare ad occuparsi dei casi che essa aveva dichiarato ricevibili prima di questa data.

      7. Nel corso dei tre anni successivi all’entrata in vigore del Protocollo n. 11, il carico di lavoro della Corte ha conosciuto un aumento senza precedenti. Il numero di ricorsi registrati è passato da 5979 nel 1998 a 13 858 nel 2001, che corrisponde ad un aumento di circa 130%. Le preoccupazioni riguardo la capacità della Corte di occuparsi del volume crescente di ricorsi hanno generato delle richieste di risorse supplementari e speculazioni sulla necessità di una nuova riforma.

      Durante la Conferenza ministeriale sui diritti dell’uomo tenutasi Roma il 3 e 4 novembre 2000 in occasione del 50esimo anniversario dell’apertura alla firma della Convenzione, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa venne invitato, tramite una risoluzione, ad “avviare, nel più breve tempo possibile, una riflessione approfondita sulle diverse possibilità e opzioni allo scopo di garantire l’efficacia della Corte, tenendo conto della nuova situazione (…)”.

      Per dar seguito a tale risoluzione, il Comitato dei Ministri ha creato, nel febbraio 2001, un Gruppo di valutazione, che ha emesso il suo rapporto nel settembre del 2001. Esso raccomanda l’elaborazione di un progetto di Protocollo alla Convenzione che conferisca alla Corte il potere di rifiutare l’esame in dettaglio di ricorsi che non pongano alcuna questione sostanziale quanto alla Convenzione, cosicome la realizzazione di uno studio che stabilisca se sia o meno attuabile la creazione di una nuova e distinta divisione che si occupi dell’esame preliminare dei ricorsi. L’8 novembre 2001 il Comitato dei Ministri ha dato l’incarico ai Delegati dei Ministri di procedere d’urgenza all’esame di tutte le raccomandazioni contenute nel rapporto, incluse quelle riguardanti le misure che comportano la modifica della Convenzione.
      II. LA NUOVA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO [Menu]

      A. Organizzazione della Corte

      8. La Corte europea dei Diritti dell’Uomo istituita dalla Convenzione, cosí come modificata, è composta da un numero di giudici pari a quello degli Stati contraenti (questi ultimi sono attualmente quarantuno1). Non vi è alcuna restrizione quanto al numero di giudici aventi la stessa nazionalità. I giudici sono eletti, ogni volta per sei anni, dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Tuttavia, il mandato di una metà dei giudici eletti in occasione delle prime elezioni scadrà dopo tre anni, in modo che il rinnovo dei mandati della metà dei giudici abbia luogo ogni tre anni.

      I giudici siedono nella Corte a titolo individuale e non rappresentano nessuno Stato. Non possono esercitare alcuna attività incompatibile con i loro doveri di indipendenza e imparzialità o con la disponibilità richiesta da un’attività esercitata a tempo pieno. Il mandato dei giudici scade allorquando raggiungono l’età di settanta anni.

      La Corte plenaria elegge il suo presidente, due vice-presidenti e due presidenti di sezione per un periodo di tre anni.

      9. Secondo il suo regolamento, la Corte si suddivide in quattro sezioni, la cui composizione, fissata per tre anni, deve essere equilibrata tanto dal punto di vista geografico che dal punto di vista di una rappresentazione proporzionata di ambedue i sessi e deve tener conto dei diversi sistemi giuridici esistenti nelle Parti contraenti. Due sezioni sono presiedute dai vice-presidenti della Corte, mentre le altre sezioni sono presiedute da dei presidenti di sezione eletti dalla Corte. I presidenti di sezione sono assistiti, e se del caso sostituiti, dai vice-presidenti di sezione.

      10. Dei comitati di tre giudici sono costituiti per un periodo di dodici mesi in seno a ciascuna sezione. Essi rappresentano un elemento importante della nuova struttura poiché svolgono gran parte della funzione di filtraggio che prima era svolta dalla Commissione.

      11. Delle camere di sette membri sono costituite in seno a ciascuna sezione, secondo un sistema di rotazione. Il presidente della sezione e il giudice eletto in relazione allo Stato in causa ne fanno parte di diritto. Quando il giudice eletto in relazione allo Stato in causa non è membro della sezione, egli partecipa in qualità di membro di diritto della camera. I membri della sezione che non partecipano ad una data seduta della camera siedono in qualità di supplenti.

      12. La Grande Camera della Corte è costituita da diciassette giudici. Vi siedono di diritto il presidente e i vice-presidenti della Corte e i presidenti di sezione.

      B. Procedura innanzi alla Corte

      1. Premessa

      13. Ogni Stato contraente (nel caso di un ricorso inter-statale) o individuo che si ritenga vittima di una violazione della Convenzione (nel caso di un ricorso individuale) può inoltrare direttamente alla Corte di Strasburgo un ricorso che lamenti una violazione da parte di uno Stato contraente di uno dei diritti garantiti dalla Convenzione. Una nota destinata ai ricorrenti e il formulario di ricorso possono essere ottenuti presso la cancelleria.

      14. La procedura innanzi alla nuova Corte europea dei Diritti dell’Uomo è contraddittoria e pubblica. Le udienze sono pubbliche, a meno che la camera/Grande Camera non decidano diversamente in virtù di circostanze eccezionali. Le memorie e gli altri documenti depositati presso la cancelleria della Corte dalle parti sono accessibili al pubblico.

      15. I ricorrenti individuali possono presentare da soli i ricorsi, ma la rappresentanza da parte di un avvocato è raccomandata e in ogni caso è richiesta per le udienze o una volta che il ricorso è stato dichiarato ricevibile. Il Consiglio d’Europa ha predisposto un sistema di assistenza giudiziaria per i ricorrenti le cui risorse finanziarie siano insufficienti.

      16. Le lingue ufficiali della Corte sono il francese e l’inglese, ma i ricorsi possono essere presentati in una delle altre lingue ufficiali degli Stati contraenti. Tuttavia, una volta che il ricorso sia stato dichiarato ricevibile, l’uso di una delle lingue ufficiali della Corte diviene obbligatorio, a meno che il presidente della camera/Grande Camera non dia l’autorizzazione di continuare ad impiegare la lingua in cui è redatto il ricorso.

      2. Procedura relativa alla ricevibilità

      17. Ogni ricorso individuale viene attribuito ad una sezione, il cui presidente designa un relatore. Dopo un esame preliminare del caso, il relatore decide se questo debba essere esaminato da un comitato di tre membri oppure da una camera.

      18. Un comitato può, all’unanimità, dichiarare un ricorso irricevibile o cancellarlo dal ruolo della Corte allorquando siffatta decisione possa essere presa senza che vi sia la necessità di procedere ad un esame più approfondito.

      19. Oltre i casi che che sono assegnati alle camere direttamente dai relatori, queste esaminano anche i ricorsi individuali che un comitato di tre membri non abbia ritenuto di dover dichiarare irricevibili cosí come i ricorsi presentati dagli Stati contraenti. Esse sono competenti a pronunciarsi sia sulla ricevibilità che sul merito dei ricorsi, di norma con decisioni distinte ma se necessario con un’unica decisione.

      20. In qualunque stadio le camere possono rimettere un caso alla Grande Camera quando il caso solleva una grave questione relativa all’interpretazione della Convenzione oppure quando la soluzione di un dato problema può portare ad una contraddizione con una sentenza resa anteriormente dalla Corte, a meno che una delle parti non vi si opponga entro il termine di un mese decorrente dalla notifica dell’intenzione della camera di rimettere il caso alla Grande Camera.

      21. Il primo stadio della procedura è di norma scritto, anche se la camera può decidere di tenere un’udienza, nel qual caso essa procede anche all’esame del merito.

      22. Prese alla maggioranza, le decisioni della camera sulla ricevibilità debbono essere motivate e rese pubbliche.

      3. Procedura relativa al merito

      23. Una volta che la camera abbia dichiarato il ricorso ricevibile, essa può invitare le parti a presentare delle prove complementari e delle osservazioni scritte, compreso, per quel che concerne la parte ricorrente, un’eventuale richiesta di “equa soddisfazione”, nonché a partecipare ad un’udienza pubblica sul merito del caso.

      24. Il presidente della camera può, nell’interesse di una buona amministrazione della giustizia, invitare o autorizzare qualunque Stato contraente non parte alla procedura, o qualunque persona interessata diversa dal ricorrente, a sottomettere delle osservazioni scritte o, in circostanze eccezionali, a partecipare all’udienza. Lo Stato contraente un cui cittadino sia parte ricorrente nel caso può invece intervenire di diritto.

      25. Durante la procedura relativa al merito, dei negoziati finalizzati alla conclusione di un bonario componimento (regolamento amichevole) possono essere condotti con la mediazione del cancelliere. Tali negoziati sono riservati.

      4. Le sentenze

      26. Le camere si pronunciano a maggioranza. Ogni giudice che abbia partecipato all’esame del caso ha diritto di allegare alla sentenza sia l’esposizione di una sua eventuale opinione distinta – concordante o dissenziente – sia una semplice dichiarazione di dissenso.

      27. Entro un termine di tre mesi dalla data della pronunzia della sentenza resa da una camera, ogni parte può richiedere che il caso sia rinviato innanzi alla Grande Camera se esso solleva una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei Protocolli, oppure un’importante questione di carattere generale. Tali richieste sono esaminate da un collegio di cinque giudici della Grande Camera, composto dal presidente della Corte e dai presidenti di sezione, ad eccezione del presidente della sezione in seno alla quale è stata formata la camera che ha reso la sentenza, e infine da un altro giudice scelto, secondo un sistema di rotazione, tra quelli che non hanno fatto parte della camera che ha emesso la sentenza di cui si richiede il rinvio alla Grande Camera.

      28. Una sentenza di camera diviene definitiva una volta scaduto il termine di tre mesi senza che nessuna delle parti abbia richiesto il rinvio alla Grande Camera, oppure anche prima di detta scadenza nel caso in cui le parti dichiarino espressamente di non avere l’intenzione di richiedere il rinvio alla Grande Camera, o infine se il collegio di cinque giudici rigetta la richiesta di rinvio.

      29. Se il collegio accetta la richiesta, la Grande Camera decide sul caso a maggioranza e con sentenza definitiva.

      30. Tutte le sentenze definitive della Corte sono vincolanti per gli Stati convenuti interessati.

      31. Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa è responsabile del controllo dell’esecuzione di dette sentenze. Esso è quindi incaricato di verificare che gli Stati che sono stati condannati per aver violato la Convenzione abbiano preso le misure necessarie per adempiere gli obblighi specifici o generali che risultano dalle sentenze della Corte.

      5. I pareri consultivi

      32. La Corte può, su richiesta del Comitato dei Ministri, dare pareri consultivi su delle questioni giuridiche riguardanti l’interpretazione della Convenzione e dei Protocolli.

      La decisione del Comitato dei Ministri di richiedere un parere alla Corte è presa a maggioranza.

      33. Le richieste di pareri consultivi sono esaminate dalla Grande Camera, i cui pareri sono adottati a maggioranza. Ogni giudice può allegarvi sia l’esposizione di una sua eventuale opinione distinta – concordante o dissenziente – sia una semplice dichiarazione di dissenso.

    4. massimo ha detto:

      ciao ho fatto servizio nel 2000-2001 ,nei carabinieri dopo nn ero idoneo per continuare la carriera militare.ero a reggio calabria 233° corso.pultroppo nn riesco ad aiutarvi in questa “battaglia” per problemi personali, ma seguiro la vicenda con molta speranza . volevo sapere ma chi nn può partecipare al ricorso, trara communque vantaggi per una futura chiamata nel corpo .grazie
      Caro Massimo,
      il ricorso e’ personale,in caso di vittoria ne usufruiscono i partecipanti.
      Dovresti partecipare.
      G.Pino

    5. maurizio ha detto:

      Buonasera,volevo sapere se anch’io sono ancora in tempo per fare la domanda di ricorso, ho fatto il Carabiniere in farma biennale,presso la Stazione territoriale dei CC. ed ho 34 anni. Grazie
      tel 338/4986330

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: