Ricevere del “TU” da un maresciallo dell’Arma? Le emozioni non finiscono mai. Avevo provato un forte sentimento nel momento in cui ho sostato in preghiera davanti al monumento che ricorda il Ten. Col. Giuseppe Russo, ucciso dalla mafia, a Bosco Ficuzza. Ne provo un’altra e molto forte: un maresciallo dell’Arma, in merito all’articolo che ho scritto sull’eroico ufficiale, così mi scrive: “Caro Generale, leggo sempre con piacere e, a volte, amarezza quello che scrivi. Questa volta mi sono commosso! La semplicità con cui hai scritto ha raggiunto il mio cuore: complimenti! Sai trasmettere le emozioni che senti e fai si che anche ignari lettori le facciano proprie. Scusami se, da semplice maresciallo, mi permetto di darti del "tu", ma sono convinto, leggendo costantemente quello che scrivi di essere diventato, senza conoscerti, tuo amico e ai miei amici do’ sempre del "tu" siano essi superiori o colleghi, esimi e titolati professionisti o semplici, ma altrettanto speciali, operai. Ti saluto con stima”. Gli ho risposto che per me era un onore ricevere del “Tu” da un maresciallo dell’Arma. Mi sono chiesto: “Ci sono miei colleghi che hanno mai avuto un simile onore?”. Penso proprio di no! Perché il “Lei”, che il regolamento di disciplina militare impone nei rapporti verbali ed epistolari fra superiore e inferiore, non è meritato. Spetta per regolamento. Il “Tu”, guadagnato sul campo in tal modo, è una medaglia al valore. Chissà se i miei colleghi afferrano un simile concetto! Napoleone Bonaparte era tanto amato dai suoi uomini perché era solito intrattenersi con loro e discutere con essi dei loro problemi, anche quelli più spiccioli. Ma con animo sincero. Mai fingendo! Altrove, 25 novembre 2013 Antonio Pappalardo



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