LA SVOLTA GIURISPRUDENZIALE DEL CONSIGLIO DI STATO: PRESUNZIONE LEGALE DI NESSO CAUSALE  PER I MILITARI ESPOSTI E URANIO IMPOVERITO

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La questione del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per le patologie oncologiche contratte dai militari italiani impiegati in teatri operativi contaminati ha vissuto una svolta epocale nell’ottobre 2025. Il Consiglio di Stato, con una pronuncia che ha fatto scuola, ha definitivamente cristallizzato i principi giuridici che governano questa delicata materia, introducendo una presunzione legale di nesso causale che ribalta completamente l’approccio tradizionale alla valutazione di questi casi.

Il Contesto: Una Battaglia Giuridica Lunga Decenni

Per comprendere la portata rivoluzionaria di questa decisione, è necessario ripercorrere brevemente la storia giuridica di questa problematica. Dalla fine degli anni Novanta, migliaia di militari italiani hanno prestato servizio in teatri operativi caratterizzati dall’utilizzo massiccio di munizioni all’uranio impoverito, principalmente nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan. Al rientro dalle missioni, molti di questi militari hanno sviluppato patologie oncologiche, spesso a distanza di anni dall’esposizione.

Il dramma umano di questi casi si è scontrato per decenni con le difficoltà probatorie insite nell’accertamento del nesso causale tra l’esposizione a sostanze nocive e l’insorgenza di tumori. La scienza medica, infatti, non è ancora in grado di fornire leggi universali che stabiliscano con certezza assoluta il rapporto diretto tra l’esposizione all’uranio impoverito e specifiche patologie tumorali, rendendo estremamente complesso per i militari dimostrare la dipendenza delle loro malattie dal servizio prestato.

Prima della pronuncia del Consiglio di Stato, la giurisprudenza amministrativa presentava orientamenti non sempre uniformi. Da un lato, alcune decisioni richiedevano ai militari la dimostrazione rigorosa del nesso causale secondo i criteri tradizionali del diritto civile, dall’altro emergevano orientamenti più favorevoli che riconoscevano la peculiarità di questi casi e la necessità di applicare criteri probatori meno stringenti.

Particolarmente significativo era l’orientamento che ammetteva la dimostrazione del nesso causale in termini probabilistico-statistici, superando la necessità di una prova con grado di certezza assoluta.

La Pronuncia Rivoluzionaria: La Presunzione Legale di Nesso Causale

La svolta decisiva è arrivata con la sentenza del Consiglio di Stato che ha introdotto un principio di diritto destinato a rivoluzionare completamente l’approccio a questi casi. Secondo questa pronuncia, il legislatore, “sulla base delle conoscenze scientifiche via via emerse”, ha preso atto del “carattere fortemente nocivo derivante dalla esposizione alle nanoparticelle” e ha conseguentemente strutturato un sistema normativo che presume il nesso causale una volta accertata l’esposizione negli ambienti tipizzati.

La portata innovativa di questo principio è straordinaria: non si tratta più di dimostrare il nesso causale, ma di una vera e propria presunzione legale che opera automaticamente in presenza di determinati presupposti. Come chiarito dalla stessa giurisprudenza, questa presunzione si fonda su una “rilevanza epidemiologica della peculiare relazione che si pone tra talune attività e certe malattie”, configurando un sistema di tutela analogo a quello operante in altri settori della sicurezza sociale.

I Presupposti per l’Operatività della Presunzione

La presunzione legale non opera indiscriminatamente, ma richiede la sussistenza di specifici presupposti che il Consiglio di Stato ha identificato con precisione. I destinatari della tutela devono trovarsi “all’interno di una platea selezionata” dal legislatore “in ragione del rischio specifico di esposizione”.

I militari devono dimostrare “di essersi trovati in uno degli ambienti selezionati dal legislatore nel quale in concreto si è verificato l’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito ed è quindi avvenuta la dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte da esplosione di materiale bellico”. Una volta accertati questi elementi fattuali, la presunzione opera automaticamente, facendo “di per sé presumere la dipendenza della forma tumorale contratta dall’esposizione all’uranio impoverito”.

L’Inversione dell’Onere Probatorio: Un Cambio di Paradigma

La conseguenza più rivoluzionaria della presunzione legale è la completa inversione dell’onere probatorio. Non sono più i militari a dover dimostrare il nesso causale tra l’esposizione e la patologia, ma è l’Amministrazione che deve fornire la prova contraria.

Come precisato dalla giurisprudenza di legittimità, “incombe sull’amministrazione che neghi il beneficio la prova contraria, che attiene al decorso eziologico alternativo della patologia denunciata”. Questa prova contraria deve essere specifica e convincente: “l’amministrazione, per negare il riconoscimento, deve dimostrare la sussistenza di fattori esogeni dotati di autonoma ed esclusiva portata eziologica determinanti per l’insorgere dell’infermità, ovvero fornire un principio di prova circa l’intervento di un fattore oncogenetico alternativo e diverso rispetto all’esposizione all’uranio impoverito e ai metalli pesanti”.

L’applicazione di questi principi ha già prodotto effetti significativi nella giurisprudenza amministrativa. Numerose pronunce hanno accolto ricorsi di militari che in precedenza avrebbero avuto scarse possibilità di successo, applicando rigorosamente i nuovi criteri stabiliti dal Consiglio di Stato.

Le Resistenze dell’Amministrazione e i Limiti della Presunzione

Nonostante la chiarezza dei principi stabiliti, l’applicazione pratica non è sempre stata lineare. Alcune pronunce hanno evidenziato come l’Amministrazione continui talvolta ad opporre resistenze, limitandosi a “una generica ricognizione delle principali ragioni statistiche di causazione della malattia nella popolazione in generale” senza individuare specifici fattori causali alternativi.

È importante sottolineare che la presunzione legale non opera per tutte le patologie indiscriminatamente. Come chiarito dal Consiglio di Stato, la presunzione trova applicazione “esclusivamente con riferimento alle patologie tumorali e non può essere estesa alle patologie di diversa natura”. Per patologie autoimmuni o neurodegenerative, come la sclerosi multipla, rimane necessario l’accertamento in concreto del nesso causale.

Le Implicazioni per il Futuro: Una Tutela Rafforzata

La cristallizzazione di questi principi rappresenta una svolta epocale per la tutela dei diritti dei militari italiani. La presunzione legale di nesso causale non solo semplifica notevolmente l’accesso ai benefici previsti dall’ordinamento, ma riconosce implicitamente il sacrificio di chi ha servito lo Stato in condizioni di particolare pericolo.

Questo nuovo approccio giurisprudenziale si inserisce in un più ampio movimento di riconoscimento dei diritti delle vittime del dovere e dei loro familiari, testimoniando una crescente sensibilità del sistema giuridico verso chi ha pagato con la propria salute il servizio reso alla collettività.

La portata di questa evoluzione giurisprudenziale va oltre i singoli casi: essa rappresenta un modello di tutela che potrebbe essere esteso ad altre categorie di lavoratori esposti a rischi specifici nell’adempimento delle proprie funzioni, aprendo nuove prospettive per la protezione della salute nei luoghi di lavoro caratterizzati da particolari fattori di rischio.

Conclusioni: Un Nuovo Equilibrio tra Scienza e Diritto

La pronuncia del Consiglio di Stato segna un punto di equilibrio maturo tra le esigenze della scienza medica, che non può ancora fornire certezze assolute sui nessi causali, e quelle del diritto, che deve comunque garantire tutela a chi ha subito danni nell’adempimento del proprio dovere.

La presunzione legale di nesso causale rappresenta una soluzione giuridicamente elegante e sostanzialmente equa, che tiene conto delle peculiarità di questi casi senza rinunciare al rigore metodologico. Essa riconosce che, in presenza di esposizioni documentate a fattori di rischio specifici e dell’insorgenza di patologie compatibili, il dubbio scientifico non può ricadere su chi ha servito lo Stato, ma deve essere gestito dall’Amministrazione attraverso l’adozione di adeguate misure di prevenzione e protezione.

Questa evoluzione giurisprudenziale rappresenta, in definitiva, un importante passo avanti nella costruzione di un sistema di tutele adeguato alle sfide del mondo contemporaneo, dove i rischi per la salute sono spesso caratterizzati da complessità scientifiche che non possono tradursi in vuoti di tutela per i lavoratori esposti.

Per ulteriori chiarimenti e approfondimenti, è possibile contattare l’Avv. Patrizia Pino all’indirizzo avvpatriziapino196@gmail.com o al numero 346.512.9456.

 

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