Lettera Aperta ai Sudisti
LETTERA APERTA AI SUDISTI
Fratelli del Sud,
finalmente alcuni scrittori coraggiosi, di cui abbiamo condiviso riflessioni storiche e progettualità, hanno svelato la terribile verità, di cui tanti ormai parlano: nel 1860 il Nord ha schiacciato il Sud, invadendolo e commettendo violenze inaudite, peggiori di quelle compiute dai nazisti nei loro campi di concentramento. Costoro si permettono oggi non solo di svillaneggiarci, ma addirittura di attentare a quell’unità nazionale che 150 anni fa ci imposero per derubarci dei nostri soldi e delle nostre attività industriali.italialungfratsud.doc leggi tutto
Indro Montanelli
Roma, 20 agosto 2010 Gentile Direttore,
Lei si chiederà come mai oggi io risponda ad un editoriale (che onore!) dal titolo “Se li vedesse Trotzky”, che Indro Montanelli mi indirizzò dalle pagine de “Il Giornale”, il 3 ottobre 1993. Sicuramente è colpa del caldo opprimente di questo agosto, che non vuole rinfrescare. L’illustre giornalista e scrittore mi etichettò come un “demagoguccio di fureria”, perché secondo lui ero l’ispiratore di un progetto che tendeva a rafforzare il COCER, così compromettendo l’ordinamento delle Forze armate con l’esautorazione delle funzioni della linea gerarchica. Addirittura la sua arroganza arrivò a fargli dire che avevo raggiunto il grado di Tenente Colonnello senza meritarlo, definendomi un “bel soggetto”.feltri20ago10-montanelli.doc leggi tutto
Cossiga-Pappalardo” Fu vera Gloria?”
Fu vera gloria?
Avrebbe scritto così Manzoni alla morte di Francesco Cossiga, oppure non avrebbe scomodato i posteri per l’ardua sentenza per un personaggio che di certo non era all’altezza di Napoleone Bonaparte? Il Capo dello Stato ha detto che è stato un grande statista. E “nui” come scrisse Manzoni “chiniam la fronte”. Ma con l’occhio vigile alle cose che ci accadono intorno. Un fatto ci colpisce subito: come mai tanto clamore intorno alla sua morte? Non ricordo che accadde qualcosa di analogo per Pertini, che di certo era molto più amato di lui dal popolo italiano e che di certo più di lui, non solo per il coraggio dimostrato durante la prigionia nelle carceri fasciste, ha lasciato maggiore impronta.
Perché tanto clamore? Perché lo Stato, oggi gravemente in crisi per i violenti contrasti istituzionali e per la precaria situazione economica e politica, ha bisogno di aggrapparsi a qualche simbolo. E a qualcuno non è parso vero di gonfiare un evento, che nemmeno Cossiga ha chiesto che fosse pompato. E, invece, lui, che non avrebbe voluto, alla fine alla sua morte è stato strumentalizzato, con diversi pinco pallino che hanno sparato le loro quattro insulse parole (per non dire altro per rispetto al morto) per apparire oppure per fare celati riferimenti ad amici ed avversari politici. Accade sempre così: muore uno e subito la politica ne approfitta.
Ho conosciuto il Presidente da capo del COCER dei Carabinieri. E fu subito simpatia. Addirittura sostenne la mia candidatura nel PSI di Craxi, che poi alla fine (a quanto pare non aveva quell’autonomia di giudizio che tanti gli hanno attribuito) su pressione di un Comandante Generale non ha accolto il suo invito. Nonostante ciò venni candidato nel PSDI ed eletto deputato. Mi accolse subito al Quirinale e mi diede uno schiaffo di incoraggiamento. Ho ancora le sue dita sulla faccia. Non lo rividi per parecchio tempo. Lo incontrai, mio malgrado, quando mi scontrai con D’Alema, che da capo del Governo dimenticò di essere un uomo di sinistra, vicino ai lavoratori, anche poliziotti. E mi etichettò come un golpista, solo perché avevo osato criticarlo. Dal punto di vista politico, D’Alema in quella circostanza dimostrò tutta la sua carenza di visione strategica degli avvenimenti che sarebbero poi accaduti all’interno delle Forze Armate. Cossiga, per fargli un piacere dato che lui non era in grado di sostenere il mio sguardo, mi convinse a dimettermi da Presidente del COCER perché, avendo avuto notizie sbagliate sul mio conto e sul mio documento (seppi dopo che non l’aveva nemmeno letto), con la mia ulteriore permanenza nell’incarico i nemici dell’Arma, essendo da poco stata approvata la legge di riordino dei Carabinieri, si sarebbero vendicati nella fase dei decreti attuativi.
Ebbe torto. Avevo ragione io e i magistrati archiviarono quella accuse contro di me ritenendole assurde e ridicole.
Ho pregato in questi giorni che non morisse. Avrei voluto, un domani se la buona sorte mi avesse fatto rientrare in Parlamento, affrontarlo a viso aperto e dirgli in faccia il grave errore che aveva commesso, andando appresso ad un ex comunista, che come un prete spretato non ha più una propria dignità, nel suo caso, politica.
Sapendo che stava morendo gli ho inviato una lettera, chiedendogli un giudizio su quella vicenda che non aveva ben valutato.
Ha scritto quattro lettere, alle massime Autorità dello Stato. Non so se ha risposto a me. Sono, però, certo, conoscendolo, che ci avrà meditato sopra e parecchio e in cuor suo avrà sofferto. Da buon sardo galantuomo e da buon cristiano, qual’era.
Antonio Pappalardo
G.Pino
Riaprite i Tribunali Militari !
Avevamo scritto,che stavano per chiudere i tribunali militari per mancanza di clieti ma quello era riferito alla truppa.Qui stiamo assistendo che i peggiori ladroni oltre a certi Politici Governativi,ci sono Papaveri Ministeriali,alte gerarchie Militari che si fanno i cazz…loro alle spalle dei poveri Cristi che non sanno piu’ come sbarcare il lunario con gli stipendi da Badante che percepiscono.Vogliamo sperare che ci siano Magistrati volenterosi che facciano pulizia all’interno dei Ministeri di questi personaggi pudriti e senza onore.
Pubblichiamo la lettera di Raffaele.
Salve ragazzi ho trovato questa articolo su internet commentate:
Spunta un altro po’ di marciume nelle pieghe della missione militare in Iraq e, in generale, nella gestione dei soldati che vanno all’estero. Uomini dell’esercito e delle strutture «territoriali» dei carabinieri parlano di un sistema di «raccomandazioni» con vere e proprie «tangenti», richieste da sottufficiali e ufficiali e pagate dai militari per poter partire. Tangenti per ottenere una raccomandazione. «Fino alla strage di Nassiriya - raccontano carabinieri e soldati che vogliono rimanere anonimi - era proprio così, ci si scannava per andare e molti pagavano. Dopo la strage, invece, alcuni sono stati quasi costretti a partire, mentre in Iraq c’è chi vuole scappare o si fa mettere in osservazione medica per non mettere il naso fuori dalla base.
Hanno paura». Prima di quel maledetto attentato poteva essere una missione come le altre: «Ho sentito di colleghi che hanno pagato un mese di missione per andare in Iraq: vuol dire quattromila e cento euro, l’equivalente di una diaria di 133 per trenta giorni». Così ha riferito un appuntato di un battaglione mobile di una regione del sud che dopo la missione si è rivolto al call center dell’Unac, l’Unione nazionale carabinieri nota anche per l’impegno sul fronte delle morti da uranio impoverito. Il tariffario delle tangenti è variabile: c’è chi parla di due mesi di missione, non uno solo, e chi si è sentito chiedere, anni fa, perfino venti milioni di lire. Altri negano tutto: «Mai sentito». Ma un brigadiere di una altra città meridionale ha fatto persino nomi e cognomi di graduati corrotti (o concussori?): «Due anni fa, ai tempi della missione in Kosovo, io non sono mai potuto partire, venivo sempre bloccato da Roma e non capivo il perché. E invece altri colleghi del mio stesso ufficio partivano direttamente, gente che non aveva fatto né visite mediche né un corso. Perché quelli sono i raccomandati, sono i colleghi che pagavano per partire».
Con parecchi particolari, ricordando il tentativo di andare in Kosovo, il brigadiere ha spiegato di essere stato indirizzato da un maresciallo che chiameremo «Tizio», in servizio nello stesso capoluogo, «uno che alzava la cornetta - racconta - e diceva `questo me lo devi mettere subito in partenza’». In un secondo momento, tramite un colonnello, si è messo in contatto con il maresciallo «Caio», che «è figlio di un appuntato in pensione e stava nella segreteria di un generale a Roma». «Mi ha chiesto venti milioni e so che un altro collega ne ha pagati cinque». Lui no, se n’è tornato a casa. Niente Kosovo: «A quel punto me ne andai e al rientro, all’interno dell’ufficio mio, ho sempre sputtanato questo fatto: `se io pago parto, se non pago non parto’. Dopo un po’ di tempo richiamai quel maresciallo e lui mi disse `no no, con te non voglio più parlare…». Il problema esiste anche nell’esercito, come ha confermato un militare di stanza a Udine e intervistato da Rainews24, che oggi manda in onda un’inchiesta sull’argomento: «Nel ‘98, per un trasferimento di reparto, versai cinque milioni a un colonnello, gli feci addirittura un vaglia». Il militare ha conservato il bollettino.
Per l’esercito non sarebbe una novità assoluta. A dicembre del 2003 il colonnello Luciano Marinelli, comandante del«Cimic Group South» impiegato fin dal primo momento anche in Iraq, è stato arrestato a Motta di Livenza (Treviso) con le mani nel sacco, sorpreso dai carabinieri mentre intascava settemila euro, si disse come «prestito», da un tenente al quale avrebbe promesso una missione all’estero. In sette gli avrebbero dato 46 mila euro. Il tribunale militare di Padova, il 5 maggio scorso, l’ha condannato a due anni (pena sospesa) per truffa e peculato, ma l’ufficiale nel frattempo è andato in pensione con il grado di generale.
Allo stato maggiore della difesa non risulta nulla di più, specie in relazione all’Iraq: «C’è stato tempo fa quel caso di cronaca. Altri casi non ci risultano, sarebbe quindi il caso di non parlare genericamente di un fenomeno esteso o di massa». La vede diversamente l’onorevole Edouard Ballaman della Lega nord, firmatario di un’interrogazione al ministro della difesa in cui si chiede «se corrisponda al vero che alcuni militari siano stati soggetti al pagamento di tangenti per poter essere impiegati in missioni». Cadono dalle nuvole anche al comando generale dei carabinieri, con la precisazione che «queste situazioni potrebbero essere trattate a livello di comandi locali, senza alcun interessamento del comando generale. Non si può escludere nulla. Ma di sicuro se da noi c’è qualcuno che sbaglia, la paga cara». Si fa comunque notare che in questo momento, in Iraq, l’Arma utilizza soprattutto personale della II brigata mobile, la brigata «di proiezione» che raggruppa i reggimenti specializzati di Laives e Gorizia e i paracadutisti del Tuscania, mentre l’impiego di carabinieri provenienti dai comuni reparti territoriali è stato «ridimensionato». Furono però loro, non gli specialisti, a pagare il più alto tributo di sangue per l’attentato del 12 dicembre a Nassiriya.
«Le denunce che riceviamo sono tante - dice il presidente dell’Unac, Antonio Savino - Abbiamo anche chiesto un incontro al comandante generale Gottardo, che non ci ha mai risposto. Qualcuno ha presentato esposti alle procure militari, a quanto ne so non sempre in forma anonima». Testimonianze come quelle raccolte dall’Unac sono arrivate anche all’Osservatorio Militare. Domenico Leggiero, ex maresciallo del Cocer esercito e presidente dell’Osservatorio, precisa che «a volte certe cose ci vengono raccontate senza dare neanche a noi la possibilità di verificare». Il clientelismo nelle forze armate c’è, si parla spesso della gestione opaca degli alloggi militari - per alcuni vero e proprio «strumento di ricatto» - o dei trasferimenti nei reparti che offrono possibilità di far soldi e carriera. Tangenti e corruzione sono però un’altra cosa. «Bisogna distinguere le chiacchiere dai fatti concreti. Qualcuno può aver pagato per le missioni all’estero - dice una fonte dell’esercito - ma soprattutto in passato e in particolare per missioni tranquille come a Malta, in Libano o in Antartide, ignorate dai giornalisti e da tutti». Lì si guadagna di più, fino a dodicimila euro al mese per i gradini più bassi della gerarchia.
Raffaele
G.Pino
Alla faccia dei 30.000 Precari Militari!
Giuseppe Pino
Alla faccia dei Precari Militari
Adesso tutti i Precari Militari aspettano di vedere quanti “Papaveri” verranno arrestati e quante mogli,nipoti e parenti verranno cacciati via dai ministeri.
Il Giornale di Feltri il 9 agosto u.s. ha pubblicato un simpaticissimo articolo dal titolo “Concorsopoli alla Dif…esa: la cricca dei dirigenti che piazzava mogli e figli”. L’articolo,parla di esami truccati e di favoritismi che avrebbero in più riprese portato all’assunzione di parenti di alti funzionari del ministero. Gli illeciti, si fa per dire, sarebbero stati scoperti a seguito di una inchiesta interna voluta dal Ministero della Difesa ,da Larussa?che avrebbe finalmente smascherato “il sistema per assumere i parenti”. Cose del genere, sinceramente, non destano più curiosità. E’ da tempo che assistiamo “indefessi” a farse di questo genere. Il simpatico articolo non aggiunge nulla di nuovo a quello che tutti i giorni rileviamo. Non solo, e vi sembrerà strano, chi scrive non è assolutamente turbato dalla notizia. E’ solo un po’ “incazzato” ed un po’ invidioso per il fatto che ad essere assunti siano sempre i figli di chi conta e non dei “poveri fessi”! L’articolo naturalmente nulla dice, forse nel rispetto della privacy degli interessati, dei provvedimenti che saranno adottati nei confronti di coloro che avrebbero pilotato il concorso e di coloro che lo avrebbero vinto. Fortunatamente questa vicenda ha anche qualcosa di molto positivo. Il Ministero della Difesa, proprio in difesa del principio della legalità,pare che non accetterebbe raccomandazioni.Vogliamo proprio vedere quanti di questi Papaveri e parenti verranno denunciati alla Procura della Repubblica,altriment,Ragazzi e’ inutile che facciamo le manifestazioni davanti alla Camera dei Deputati. Viva la Repubblica delle banane.
G.Pino-Nino Rizzo
pino.supu@yahoo.it
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Parco Nazionale dei Monti Sibillini
COMUNICATO STAMPA
Proposta referendum popolare, abolizione del Parco dei Monti Sibillini
La proposta di un referendum popolare in quel di Castelsantangelo sul Nera per l’abolizione del Parco dei Monti Sibillini nel proprio circondario, e’ stata avanzata in Consiglio Comunale dal Consigliere Giuseppe Pino,l’iniziativa e’ stata recepita da tutto il Consiglio compreso il Sindaco Paolo Riccioni
Nella circostanza si e’ dati appuntamento per Settembre in presenza del Presidente del Parco che sara’ invitato per discutere del malcontento che serpeggia tra la popolazione e produttori locali a causa di un regolamento con vincoli,preclusioni e divieti. Non e’ piu’ possibile subire passivamente i divieti.Non vogliamo trasferirci per lasciare il territorio al cervo,al cinghiale,al lupo e quant’altri,ma convivere con loro come e’ stato nei secoli e quindi difendere la natura non e’ prerogativa del parco ma una esigenza e vocazione della gente della montagna da sempre votata a lavorare con la montagna. Noi non vogliamo,ne’ la situazione economica lo consente,vivere di sussistenza, nonostante il nostro sia il Comune con il piu’ basso reddito. E’ d’altronde nemmeno il Parco ha le risorse per fare interventi di sostanza stante il loro budget appena sufficiente a coprire gli stipendi degli impiegati e i rappresentanti Comunali.
Conclusione attivare e mettere in moto le politiche che ci permettono di usufruire delle risorse naturali,quali acqua,vento e patrimonio boschivo,in sintesi energie alternative.Filiera promossa e sponsorizzata fortemente a livello comunitario.
Giuseppe Pino e’ un Commissario di Polizia in quiescenza,attualmente e’ il Segretario Nazionale Generale del SUPU-Sindacato Unitario Personale in Uniforme-www.sindacatosupu.it-cell-366.3406356- E.Mail.asiaaurora@libero.it-pino.supu@yahoo.it
C.Santangelo sul Nera (MC) 6-08-2010
Il Consigliere Comunale
Giuseppe Pino



